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Borg McEnroe: cinema tennis e nostalgie anni ’80

Borg McEnroe: cinema tennis e nostalgie anni ’80

1980. Bjorn Borg (Sverrir Gudnason) e John McEnroe (Shia LaBeouf) si stanno preparando ad affrontare il torneo di Wimbledon. La tensione psicologica è fortissima: ci sono ottime probabilità che per la prima volta si incontrino sul campo centrale in una finale che sta accendendo le scommesse e le fazioni dei tifosi.

Partendo da questa tensione il regista Janus Metz – con la sceneggiatura di Ronnie Sandahl – costruisce un film mozzafiato, capace di riaccendere le passioni di chi ha assistito a quell’incontro (ero piccoletta ma me lo ricordo bene, soprattutto il tifo a casa di papà e amici) o di chi conosce la mitologia che fa di Borg-McEnroe il Giano Bifronte della storia del tennis. Il biopic di Metz rievoca un’era dello sport in cui i giocatori di tennis erano delle vere rockstar – ci sono Vitas Gerulaitis, Peter Flemming e Jimmy Connors – e in cui John e Björn emergevano come le stelle più grandi, coccolate dall’attenzione del pubblico e degli sponsor.

Sono due atleti all’apparenza diversissimi, che scoprono di avere in comune più di quanto li separi, e che diventano – da quel 1980 – grandi amici.

Bjorn Borg ha già infranto dei record, può vincere Wimbledon per la 5° volta consecutiva a soli 24 anni; McEnroe è l’astro emergente, il giovanissimo numero due che sembra l’unico in grado di contrastare il dominio dello svedese.

 Borg McEnroe in uscita al cinema il 9 novembre 2017

Borg McEnroe in uscita al cinema il 9 novembre 2017

Sono entrambi molto nervosi. Bjorn soffre la pressione, vuole continuare ad essere il numero uno, e contrariamente a quello che dall’esterno viene percepito, non è assolutamento un uomo di ghiaccio. Viene da una famiglia proletaria ed ha un passato come ragazzino che non controlla il carattere in campo, valendogli rammanzine  e squalifiche fino a quando – grazie al mitico allenatore Lennart Bergelin che per primo intuisce le sue potenzialità, facendolo entrare nella squadra svedese di Coppa Davis- riesce a introiettare la rabbia per farla esplodere solo sotto forma di gioco martellante. John è il ben educato e istruito figlio di una famiglia ricca, ma sul campo è diventato famoso per i suoi show caratteriali e gli insulti al pubblico e agli arbitri; sconfiggendo Borg vuole affermare il proprio talento, messo in ombra dalle intemperanze.

Per esplorare il tumulto interiore di Björn e John, il film fa uso di una fotografia cruda, che ha i colori della nostra memoria. Metz usa molto la camera a mano e la steady-cam per trasmettere un senso di immediatezza e realismo. A questo si contrappongono sequenze che hanno la grandiosità del film storico e immagini che creano un’atmosfera simbolica per sottolineare un unico punto: dopo la finale di Wimbledon del 1980, il tennis non fu più lo stesso.

[Se vuoi leggere un bel libro sul tennis, oltre all’imprescindibile Open di Agassi, compra “La grammatica del bianco “ di Angelo Carotenuto che avevo intervistato qui)

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