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Cucina del cuore: la polenta di patate

24 agosto 2015

Avete notato come spesso i cibi più semplici, soprattutto quelli che gli anglosassoni amano chiamare comfort food, siano poco fotogenici?

Ci sono foodblogger e stylist bravissime a impiattare persino la zuppa di porri ma, se guardate attentamente la protagonista, è grigiolina e non particolarmente attraente. Il purè? È sempre il cuscino d’accompagnamento di qualcosa di più interessante, altrimenti da solo appare sconsolatamente informe.

Questo non significa che questi cibi semplicissimi, poveri, che non mettono in crisi le papille gustative ma, anzi, le accarezzano in maniera tranquilla e sicura, non meritino onori e lodi. È soltanto che non sono pin-up, non sono veline, non si truccano: sono simpatiche vecchiette generose e un po’ grinzose.

Tutto questo per dirvi che la Nonna Adottiva mi ha insegnato a fare un piatto tipico trentino: la polenta di patate. È veramente brutto da vedere ma squisitissimo da mangiare.

Parole sue:

“Prendi la misura da due litri e la riempi di patate pelate. Devono essere patate vecchie e farinose. Coprile d’acqua, aggiungi il sale e falle lessare fino a quando sono molto tenere. Nel frattempo, in una padella, metti un filo d’olio e fai tostare 200 g abbondanti di farina.

Guarda che non deve annerire, altrimenti diventa amara!

Scola le patate e schiacciale. Tieni da parte l’acqua!

Adesso unisci la farina alle patate e comincia mescolare nella pentola della polenta, aggiungendo l’acqua di cottura. Mescola senza stancarti e, se serve, aggiungi altra acqua bollente e un po’ di noce moscata e pepe. Alla fine aggiungi un po’ d’olio crudo. Io ci metto anche una grande manciata di formaggio Asiago grattugiato grosso.

Sentirai com’è buona con lo spezzatino!”.

La verità è che l’ho beccata ad aggiungere non solo il formaggio, ma anche una generosa quantità di cipolle tagliate fini e rosolate. Alle nonnine simpatiche si può perdonare una certa elasticità nell’aggiunta di grassi e calorie, perfino quando nella cipolla fanno cadere accidentalmente anche qualche pezzettino di salamella.

Del resto, le ricette tradizionali del Trentino sono affar loro: noi nipoti adottive e padane non possiamo che adeguarci.

 

Ps: Poi – se voi lo spezzatino non lo mangiate – la polenta di patate è buonissima anche con il tofu, il seitan, l’hummus, i legumi o tutto quello che il vostro credo vegetariano vi suggerisce di mangiare.