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Una giornata al Royal Ascot

27 giugno 2015
Royal Ascot

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Avete già letto vari commenti alla perduta eleganza della nobiltà inglese?

Qui vi racconto cosa succede veramente al Royal Ascot, le corse di cavalli più glamour del mondo dove Sua Mestà Elisabetta II, come da tradizione, è sempre presente con cinque mise di colore diverso.

La preparazione all’evento invade i contenuti dei giornali femminili inglesi per tutto il mese precedente e campeggia sulle prime pagine dei quotidiani per tutta la sua durata, in un’accoppiata stravagante – per noi – di equini blasonati e abiti da sogno.

Conoscete tutte la faccenda dei cappelli al “Ladies Day” la terza giornata in cui si tiene la Gold Cup e in cui tutte le signore si scatenano in una sfacciata gara di protagonismo: alcune sfoggiano creazioni di Philip Treacy o di Victoria Grant, le più giovani amano Jess Collett ma ogni grande magazzino offre migliaia di cappelli adatti all’occasione.

L’unica regola per le ospiti del Royal Enclosure – la parte di Ascot in cui può passeggiare la Regina e dove si possono avvicinare sul serio quarti di nobiltà – è che il cappellino deve avere una base minima di dieci centimetri. Io, che dovevo trasportare un cappello per mezza Europa prima di approdare in Inghilterra, ho scelto quel Reinhard Plank a tesa larga che perdonava spiegazzature e strapazzamenti.

La cosa che sicuramente non sapete è che, ad Ascot, quello che avete ai piedi è più importante di quello che avete in testa: l’ippodromo si trova a circa quarantacinque trafficatissimi minuti dal centro di Londra e, se non avete macchina e autista, probabilmente dovrete salire su un treno alla stazione di Waterloo – come ho fatto io – correndo sulla banchina per stiparvi, prima possibile, in vagoni affollati di ragazze agghindate e di gentiluomini che occupano l’altezza dello scompartimento con la mezza tuba. Dovrete trovare abbastanza spazio da accomodarvi e aprire il cestino da pic nic comprensivo della prima bottiglia di champagne della giornata.

Inoltre, non è previdente uscire da casa su quindici centimetri di tacchi, soprattutto se pensate che buona parte del divertimento si svolge tra prati e paddock: in metropolitana e fino ai cancelli dell’ippodromo potete avvistare infradito di gomma che spariscono prontamente in borsetta per essere sostituite da calzature più consone. Tacchi bassi, ballerine e kitten heels vanno per la maggiore; le più eleganti indossano Jimmy Choo, Chanel, Ferragamo, ma le inglesi in fatto di scarpe sono più democratiche di noi e vanno benissimo delle J. Crew o LK Bennet. Le piogge sono frequenti eppure ho avvistato un gran numero di platform di corda (viva la comodità).

Gli abiti diventano un grazioso accompagnamento dei cappelli; nel Royal Enclosure sono graditissimi abiti da cocktail possibilmente sotto il ginocchio o che almeno lo sfiorino, con le spalle coperte o con le spalline molto larghe, i tailleur color pastello, tinta unita o floreali. Ha fatto scalpore il blu elettrico di Sarah Ferguson, comparsa dopo vent’anni ad Ascot con la famiglia: l’abito per il vero era molto sobrio ma la presenza della Duchessa di York – in apparente riconciliazione con la corte – avrebbe dato risalto anche a un saio.

Le ragazze – i giovani sono tantissimi e se la godono un mondo – in generale non disdegnano i colori scuri, nero o blu. Il rosa imperversa in tutte le tonalità, dal cipria al ciclamino. Il bianco, molto raro, purtroppo è spesso associato a tubini due taglie troppo piccoli. Gli outfit sono meno etichettabili – a parte qualche Luis Vuitton, Bottega Veneta, Armani e Burberry – perché gli abiti sono sartoriali e molto classici.

Tutta questa eleganza, durante la giornata, si disperde sui prati: qualcuno continua a bere, scommettere sui cavalli e fumare sigari fino a quando non si regge più in piedi. Alle cinque, tè scones con panna e fragole e tramezzini per tutti, celebrità nobili o commoners. Se c’è caldo, alcuni piedini nudi dalle unghie smaltate vagano sull’erba, poi – nel parcheggio o in stazione – tornano le infradito, anche se piove.

  • marina
    28 giugno 2015 at 11:54

    Brava Olivia.
    I tuoi articoli mi piacciono molto. Quello di Ascot mi ha riportato indietro negli anni.
    I miei suoceri mi avevano portato al Royal enclosure e non ti dico come ero eccitata: la regina poi era strafelice perché aveva vinto un suo cavallo. Quando ci sono andata negli anni 70 questo evento era molto più formale di ora: tutti gli uomini in morning dress e tuba, le signore con vestiti eleganti e gioielli importanti e per quanto riguardava le scarpe, non si portavano dietro quelle di ricambio ( allora però i tacchi alti non superavano i 7 cm). Io avevo un vestito di seta verde prato inglese, con le scarpe fatte della stessa stoffa ( poi buttate vie per come erano conciate) e un grande cappello di paglia che mia cognata mi aveva prestato. Se sarai presentata alla regina ti fanno un breve briefing su come devi courtesy the queen, stringere la mano ( senza stringere tipo mano morta) solo se lei te la porge e, solo se lei ti parla per prima, rispondere con un your Majesty e poi solo con Ma’m. La regina mi aveva chiesto se ero appassionata di cavalli e che lei ammirava molto Gianfranco Dettori. Io ero così emozionata che non mi ricordi più la mia risposta. Purtroppo non ho una foto, sono andate tutte perse in un trasloco.

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