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Fishburger per madri disperate

8 Luglio 2015

Ecco cosa può succedere una sera a cena – in una qualsiasi sera dell’anno, in cui cerco di mettere in pratica tutti i buoni consigli che a volte impartisco io stessa – quando sono sola con i miei figli e decido di fare la mamma shabby chic.

Cucino mezzo salmone al cartoccio: succoso, profumato, con la carne rosa appena opacizzata. Cerco di tirarne fuori una versione sana e accattivante di un fishburger. Preparo una salsa inventata che potrebbe ricordare lo tzatziki (yogurt bianco, maionese, una punta di wasabi, pochissimo cetriolino aromatico tritato) faccio piovere ovunque aneto profumato e, accanto al piatto, appoggio minuscoli cestini di pommes duchesse. Una ciotola di gambi di sedano funge da centrotavola floreale. Tiro fuori dal freezer una generosa porzione di tiramisù decaffeinato, per farlo tornare alla temperatura perfetta, il tempo della cena.

Chiamo in tavola.

PiF (Piccolo Flagello), come da copione, mi schifa il menu.

Allora non mi tengo. Lo dico. Non resisto. Stentorea: “Guarda che un giorno, la fuori nel mondo reale, ti renderai conto che non riuscirai a mangiare bene come qui a casa!”.

Lui spalanca gli occhi e sembra sul serio colpito: “Davveroooo?” Ma mamma, allora potrò tornare?”.

…Certo, amorino mio…

(In fondo, durante la loro esistenza, anche i salmoni risalgono la corrente per tornare a casa. Nessuno ha ancora scoperto se si ricordano la cucina della mamma)