Audrey Hepburn: Portraits of an Icon

9 Settembre 2015
Hepburn_JoursDeFrance
Audrey Hepburn in Richmond Park by Bert Hardy

Actress Audrey Hepburn (1929 – 1993) exercising her dog in Richmond Park after a strenuous season in the London revue ‘Sauce Piquante’, 13th May 1950. Picture Post – 5035 – We Take A Girl To Look For Spring – pub. 1950 (Photo by Bert Hardy/Hulton Archive/Getty Images)

Fino al 18 ottobre, la National Portrait Gallery di Londra custodisce gelosamente una mostra fotografica dedicata ad Audrey Hepburn. Contrariamente a quello che accade nel novanta per cento della preziosissima galleria, i visitatori sono centellinati e guardati a vista: sono banditi tutti i mezzi di ripresa, per tutelare il copyright e le immagini private, in alcuni casi mai esposte prima al pubblico, conservate nell’Audrey Hepburn Estate e dai figli Luca Dotti e Sean Hepburn Ferrer.

Confesso di aver prenotato il biglietto non appena è stato dato l’annuncio della mostra. Perché andare fino a Londra? Ho sempre adorato Audrey, anche se ho sempre avuto un debole assoluto per l’altra Hepburn – ognuno si sceglie le proprie icone secondo qualche istintiva affinità – ma, soprattutto, mi ha colpito molto scoprire che le quindicenni, figlie di amiche, impazziscono ancora per lei. Essere un’icona anche per le ragazzine d’oggi – incontentabili e bombardate di modelli contraddittori non sempre edificanti – è straordinario. Volevo avere l’occasione di riflettere nuovamente sulle immagini della sua carriera, per ricordarmi la sua unicità (quella che la fa rispuntare fuori come modello d’eleganza su tutte le riviste di moda, a ogni cambio di stagione, ancora oggi).

Portraits of an Icon segue l’ascesa di Audrey, da giovanissima danzatrice nel West End londinese a star internazionale, fino al lavoro filantropico negli ultimi anni della sua vita.

Audrey Kathleen Ruston nasce nel 1929 a Ixelles, un sobborgo di Bruxelles, da una baronessa olandese e da padre anglo-irlandese. Studia danza classica fin da bambina e, nel 1948, si trasferisce a Londra, dove segue la Scuola di danza di Marie Rambert. A soli vent’anni – mentre lavora su un palcoscenico del West End, nella rivista musicale Sauce

1953 Sept. 22 Sabrina wardrobe test shots

1953 Sept. 22 Sabrina wardrobe test shots

Tartare – Antony Beauchamp e August McBean la adocchiano: i fotografi sono colpiti dalle sue pose, allo stesso tempo espressive e naturali. La vogliono proporre come modello di una nuova bellezza.

Audrey fa le sue prime apparizioni sulle copertine e al cinema; in quegli anni, incarna la ragazza della porta accanto, inconsapevole del suo fascino, amichevole e dolce. Nelle foto di Bert Hardy, ambientate a Richmond Park il 30 aprile 1950 e poi nelle foto di Irving Penn per Vogue (1951), mentre Audrey è impegnata nel musical Gigi a New York, la freschezza della sua immagine salta agli occhi. Audrey sta per raggiungere la fama in un periodo storico particolare, in cui il ruolo della donna è continuamente ridefinito, sia nel suo ruolo pubblico sia in quello privato.

In Vacanze romane (1953) e poi in Sabrina (1954) – sul cui set incontra per la prima volta il couturier e amico di una vita, Hubert de Givenchy – Hepburn è palesemente lontana dall’immaginario della “pin-up” e della bomba sexy alla Marylin Monroe o alla Jane Russell.

Secondo Vogue, Audrey stabilisce un nuovo standard di bellezza. In un articolo, Cecil Beaton la definisce un’attrice di carattere, dalla bellezza più facilmente paragonabile a una scultura di Modigliani che a una bellezza classica.

Audrey Hepburn by Bud Fraker, for ‘Sabrina’, Paramount Pictures, 1954

Audrey Hepburn by Bud Fraker, for ‘Sabrina’,
Paramount Pictures, 1954

Erano, per l’appunto, gli anni Cinquanta e i canoni estetici erano ben diversi da quelli odierni. Così, probabilmente, le ragazze oggi apprezzano quelle caratteristiche che, per i tempi, rano quasi bizzarre: era particolarmente alta (170 centimetri), aveva le gambe lunghe e sottili, l’aspetto efebico e occhi enormi. Forse apprezzano anche i tratti che rimangono a lungo adolescenziali e il gusto sicuro. Negli anni lo stile personale di Audrey è sempre molto evidente: è fatto di camicie avvitate, pantaloni a sigaretta e le immancabili ballerine.

Negli anni ’60, con la fama internazionale, arriva anche una nuova immagine di Audrey Hepburn, molto più glamour e ricercata – anche se coerente con la precedente -che ancora oggi è lo specchio di ogni vera fashionista. Colazione da Tiffany (1961) è l’apoteosi del little black dress, degli occhiali da sole giganteschi e del look superaccessoriato, completo di perle, borse e cappelli.

La mostra prosegue con i look di Charade (1963), How to Steal a Million (1966) e Two for the road (1967), con gli abiti di Mary Quant e Ken Scott. La trasformazione in icona di stile è definitiva.

1955 La Vigna, Italy - signed 'Halsman N.Y.' - LIFE Magazine cover July 18, 1955

Audrey Hepburn by Philippe Halsman for LIFE magazine, 1954 ©Philipe Halsman/Magnum Photos

Audrey Hepburn photographed wearing Givenchy by Norman Parkinson, 1955 © Norman Parkinson Ltd/Courtesy Norman Parkinson Archive Audrey

Audrey Hepburn photographed wearing Givenchy by Norman
Parkinson, 1955 © Norman Parkinson Ltd/Courtesy Norman
Parkinson Archive
Audrey

Audrey Hepburn by Antony Beauchamp, 1955 ©Reserved

Audrey Hepburn by Antony Beauchamp, 1955
©Reserved

Questo ruolo, ottenuto sul palcoscenico e sulla pellicola, la segue anche nella vita fino a poco prima della sua morte, avvenuta nel 1993. Dal 1988 Hepburn lavora come ambasciatrice dell’Unicef: a sessant’anni è ancora di una bellezza inossidabile, unita a uno stile sicuro e allo stesso sorriso di quando aveva diciannove anni.

Audrey Hepburn how to steal a million

Audrey Hepburn dressed in Givenchy with
sunglasses by Oliver Goldsmith by Douglas Kirkland,
1966 © Iconic Images/Douglas Kirkland

L’ultimo magnifico servizio fotografico è firmato da Steven Meisel per Vanity Fair (Maggio 1991): un’Audrey Hepburn che rimane da imitare anche passata la mezza età. Probabilmente, è quell’immagine che le quindicenni dovrebbero stamparsi nella mente, anche se credo sia più probabile ricordino Holly Golightly con il gatto.

[Potete trovare un altro articolo su Audrey qui, in cui vi spiego quali elementi di moda sono rimasti intramontabili grazie a lei]