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Ricomincia la scuola (riassunto dei mesi precedenti).

9 settembre 2015

Le vacanze scolastiche sono finite e sto piagnucolando. Non so se sono più disperata io o voi due. Ricomincia la scuola, ragazzi, e la sveglia all’alba sarà la nostra imperatrice. Non sarà come alzarsi – sempre alla stessa ora, con le galline – perché bisogna uscire ad annusare l’aria che, in qualsiasi posto lontano dalla città, ha un profumo buonissimo. Se lunedì mattina – e i giorni a venire – scoppierà la tragedia ad abbandonare il letto, vi capirò.

Tre mesi sono passati, ragazzi, offuscati solo un po’ da quella tortura psicologica che è avere compiti per le vacanze. Anche in questo caso, non so chi li abbia odiati di più. Centinaia di pagine di esercizi senza senso, da fare in fretta e furia, ritagliando spazio nelle nostre avventure, relegati a margine di quello che si può imparare in vacanza: uscire da casa per primi per comprare il pane, senza perdere le chiavi; svegliarsi prima degli altri ma prendere un libro, per non svegliare nessuno e assecondare l’improvvisa esplosione dell’amore per la lettura; seguire le istruzioni degli origami senza farsi venire il nervoso; sentire gli amici per un’uscita al parco giochi, senza essere più accompagnati; occuparsi dei nonni. Avete ripassato geografia visitando posti sconosciuti; abbiamo visto tanti castelli che, alla fine, le regole della cavalleria non hanno più segreti e abbiamo cercato tutti di diventare arcieri; vi ho portato in tanti musei che alla fine avete chiesto pietà (Mamma, adesso basta eh?! Adesso andiamo almeno due ore al negozio di giocattoli!); abbiamo lottato insieme, per mettere giù un asciugamano nella spiaggetta libera larga un palmo, perché era la nostra preferita, quella con la sabbia più fine; avete scoperto che gli amici veri possono essere lontani ma sempre vicini nel nostro cuore e che, con un po’ di sforzo, in fondo bastano un treno, un aereo o skype. Qualcuno di voi ha deciso che assaggiare cibo sconosciuto non è peccato mortale e qualcun altro che le montagne russe sono uno sballo.

Non sono state tutte rose e fiori, sia chiaro.

Quante volte vi ho minacciato di affidarvi a una tata per tutta l’estate, se non mi lasciavate lavorare? Poi io sono riuscita a fare quel che dovevo e voi siete stati bravissimi. Abbiamo imparato tutti a trovare i nostri spazi. È stata un’estate di scambi e compromessi, con la consapevolezza – reciproca, lo so – che stavamo trascorrendo insieme tempo senza prezzo.

Da lunedì, avrò almeno sette ore al giorno per rimettere insieme i neuroni che per tre mesi sono andati in diaspora, a colpi di “mamma” gridati ogni cinque secondi (roba inimmaginabile persino in un campo di rieducazione nordcoreano). Però mi mancheranno i whatsup, mandati due minuti dopo che ho varcato la soglia per andare a correre, con scritto: “Quando torni? Non trovo il mio micino di peluche”; mi mancherà dover litigare per spegnere la luce a mezzanotte, perché c’è un’ultima riga, un’ultima frase da leggere ancora; mi mancheranno i capricci da bambino e i ragionamenti da grande, le prime esplosioni di ormoni e portarvi al cinema durante la settimana perché piove.

Ricomincia la scuola ed è importante. Avremo tanti nuovi argomenti di cui discutere insieme. L’estate passata, però, è stata un bellissimo regalo cui non avrei mai rinunciato, nonostante le minacce di sbattervi in collegio.

[Post dedicato a Grande e PiF. Copertina “Memory Vintage”: courtesy Paola Noe, amica artista e fondatrice di unduetrestellababy.com]