PERCHÉ

Bon ton: cosa fare e come sopravvivere se le nozze vanno in fumo.

28 marzo 2016
Il bouquet della sposa - ph. Serena Groppelli, Effetre Fotostudio, bouquet Fior Déco

L’abbiamo letto nei libri: la Becky di “I Love shopping in bianco” deve mandare a monte un matrimonio (ma almeno le sue erano due cerimonie che si svolgevano in contemporanea). L’abbiamo paventato nei film: Julia Roberts è una sposa in fuga, recidiva e seriale (ma alla fine Richard Gere è sempre innamorato di lei, probabilmente proprio grazie alle scarpe da running). C’è Carrie che aspetta Big avvolta nel vestito bianco che sogna ogni ragazza – una meringa gigante disegnata da Vivienne Westwood – e lo sposo arriva troppo tardi. Poi ci sono le nozze VIP che ogni anno riservano delle sorprese: lui e lei belli da morire, che tengono tutte le fan con il fiato sospeso, fanno stampare pagine su pagine ai giornali di gossip e poi – sul più bello – mandano a monte il matrimonio, facendo lecitamente sospettare che fossero i soliti balletti delle pubbliche relazioni.

Purtroppo oltre al romanzo esiste la vita reale, quel luogo crudele in cui possono accadere gli stessi incidenti. Possono capitare proprio a te. In tal caso, però, c’è da scommettere che non avranno mai la stessa patina rosa.

La tragedia incombe: chi ha detto “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”? Essendo passata l’era in cui le nozze potevano essere impedite da terzi inopportuni, il rifiuto deve essere partito da uno di voi due. Se il pentimento avviene tre o quattro mesi prima, il trauma affettivo sarà parzialmente attutito dal fatto che le partecipazioni non saranno ancora state spedite (con un po’ di fortuna, nemmeno stampate). Si tratterà soltanto d’avvicinare confidenzialmente i più intimi, farsi consolare, e sopportare stoicamente qualche “te l’avevo detto” d’ordinanza. Con il tempo, l’acciacco sentimentale passerà (soprattutto se sei stata tu a scappare).

Non son tutte rose - Fior Déco di Simona Rescalli

Non son tutte rose – Fior Déco di Simona Rescalli

I nodi vengono al pettine nelle ultime settecentoventi ore prima del fatidico sì. Sembra che le ritirate dal Don del matrimonio avvengano soprattutto durante l’ultimo mese, in cui tutto può accadere e lo stress da preparativi tocca l’apice. I ripensamenti trascinano con sé una miriade di problemi pratici e la mente non è così lucida da reagire positivamente. Meglio non sposarsi oggi che divorziare domani? Non sarai così razionale: penserai solo a come dirlo ai tuoi genitori. A cosa fare con le porcellane di Sèvres. Alle bomboniere. Al mutuo dell’appartamento.

Galeotto fu l’addio al celibato (o al nubilato)? Sono venuta a conoscenza di un caso in cui lo sposo è partito per Cuba con gli amici e non è più tornato. Senza arrivare a casi estremi – ma risolutivi – la regola fondamentale è l’omertà, per evitare che una festicciola innocua si possa trasformare in una bomba ad orologeria. A dire il vero, sarebbe meglio rimanere nei limiti del buon gusto, ma è un criterio troppo soggettivo e la tradizione goliardica talmente inveterata che è meglio affidarsi al silenzio tombale dei partecipanti.

Dare ai genitori la notizia è paragonabile a varcare le colonne d’Ercole. La prenderanno con filosofia? Penseranno amorevolmente che sia meglio evitare per tempo la tua futura infelicità? No. Saranno allibiti e disperati. Ho sentito di padri che inseguivano le figlie per casa al grido “non lo devi amare, lo devi sposare”. Per fortuna esistono le madri che, dopo un primo momento di sconforto e gridolini isterici di “non ti sposerà più nessuno”, saranno incondizionatamente dalla vostra parte, a torto o a ragione, perché la mamma è sempre la mamma. La mia, ad esempio, in un breve momento di panico prenuziale – risolto felicemente con un pianto a fontana durato mezz’ora – mi aveva lasciato attonita con uno stoico: “Ma cara, non ti obblighiamo a farlo se non vuoi. Sei ancora in tempo per ripensarci”. I genitori si fanno prendere dallo sconforto ma alla fine sei pur sempre il loro pezz’ e’ core. L’unica cosa che non li farà dormire la notte sarà il pensiero della “brutta figura” e del “cosa dirà la gente”. In effetti alimenterai un succoso pettegolezzo dal quale ti salverai solo con una dose massiccia di stile e riservatezza.

La mia amica Monica – titolare dello storico negozio Amleto Missaglia, la mecca delle liste nozze più chic nel centro di Milano – vede saltare almeno un paio di matrimoni l’anno: secondo il suo saggio consiglio, la prima cosa da fare è proprio bloccare la lista nozze. Lo so che è un peccato rinunciare a tutti quei cristalli di Baccarat, alle coppette lavadita per le quali hai litigato una settimana e all’argenteria Giorgio V che vi aveva promesso la zia. Il bon ton impone di restituire tutti i regali o il corrispettivo del loro valore.

In questi casi la parola d’ordine è delegare, per attutire un po’ il senso di disagio. Il vostro negozio di fiducia potrebbe mandare un biglietto di scuse agli invitati che hanno già acquistato il dono, con allegato un assegno circolare pari al valore della spesa – che avrete provveduto voi a far emettere – oppure un buono spendibile nello stesso esercizio. Ovviamente dovrete separare gli ospiti ed i conti.

La festa attende - Fior Déco di Simona Rescalli

La festa attende – Fior Déco di Simona Rescalli

Se le partecipazioni sono già state inviate, qualcuno potrebbe aver già confermato la sua presenza al matrimonio. Tutto da rifare: ai più intimi sarebbe meglio dirlo di persona, così come a chi vi ha tenuto sulle ginocchia sin dall’infanzia e rischia un attacco di cuore. Tutti gli altri possono essere avvertiti per telefono. Potete farlo voi o prezzolare un fratello. Se sei stata così previdente da assoldare un wedding planner, sarà compito suo.

Preparati a versare tutte le tue lacrime quando vedrai l’abito da sposa. Cosa farne? L’anticipo è stato versato. Lasciarlo al negozio o ritirarlo? Cancellarlo per sempre dalla memoria e far finta non sia mai esistito? Le più ottimiste potrebbero pensare di tenerlo buono per un’altra volta ma può suonare un po’ sinistro. Le più ciniche forse lo vorranno conservare come memento mori, liberamente tradotto in “piuttosto che organizzare un altro matrimonio, meglio la morte”.

Dal punto di vista economico, il matrimonio è un bagno di sangue, anche quando si cerca di contenerlo ai minimi termini. Se tu o lui rinunciate entro un lasso di tempo ragionevole, potete tentare di limitare i danni. Il più delle volte perderete solo la caparra, una quota minima se annullerete la luna di miele entro i giorni previsti dal contratto; un ristorante o un servizio catering di alto livello cancelleranno l’evento senza chiedervi nulla. I problemi aumentano se c’è in gioco una casa regalata dai genitori o comprata insieme. Purtroppo avrete un assaggio dei problemi che può comportare una separazione legale.

Infine, il re degli incubi è sempre in agguato: e se uno dei due si desse alla macchia pochi minuti prima di recarsi all’altare? Alla codardia non c’è rimedio. Ci saranno silenzio e bisbigli crescenti. Una grossa voragine si aprirà ai tuoi piedi e avrai voglia di saltarci dentro sperando che la terra si richiuda in fretta. Sarebbe più gentile – anche se surreale – avvertire per tempo il partner che avete intenzione di rispondere “no” a tutte le domande. A quel punto potreste cambiarvi d’abito, andare in chiesa e annunciare agli ospiti che il rinfresco sarà anticipato di un’oretta rispetto al programma. Alla festa, potrai farti scudo dalle domande inopportune abbracciando forte una bottiglia di Champagne.

[Articolo pubblicato su unadonna.it]

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