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In vetrina da Ladurée

11 maggio 2015
Ladurée vetrina ph. OliviaQuantoBasta

Confesso di averne avuto fin sopra i capelli di macarons. Succede come con il sesso: se la disponibilità è eccessiva, avviene un inevitabile calo di desiderio. D’accordo: prima bisogna farne una scorpacciata immonda.
Oggi pomeriggio, però, non ho resistito al profumo di zucchero ammandorlato, di candele al miele e alle piramidi color pastello: sono entrata da Ladurée, per giocare un po’. Mi ha spinto di sicuro il “à rebours” che mi prende quando sono troppi giorni che non raccolgo un po’ di straccetti in una valigia e scappo –sempre più raramente da sola – in quel paio di città dove ho lasciato quartini di cuore.

Ladurée mi ha visto scrivere articoli con il laptop in bilico tra ginocchia e tavolino, mi ha visto innamorata e mi ha visto molto incinta deliziarmi con una réligieuse alla rosa. In quel frangente la réligeuse mi assomigliava terribilmente, tutta tonda e lustra di glassa.
Oggi mi sarei accontentata di una sportina di carta color pistacchio, con marchio d’epoca. Non potendola avere – v’immaginate la scena? “Scusi potrei avere un sacchettino ricordo?” – ho preferito puntare sul tè aromatizzato Marie Antoinette, nella scatola a cappelliera rosa pallido.

Davanti a me una fila di donne, con la mandibola lievemente serrata, ordina in un fiato “macarons fragola mimosa cassis” indicandoli con dito nervoso. D’un tratto, un’esplosione vocale: “Devo mangiarli subito, devo aprirli sennò muoio”. La moribonda e un’amica si allontanano veloci dalla cassa, si rifugiano sotto il tendone che ripara la vetrina, facendosi scudo vicendevolmente dagli sguardi indiscreti e lì, avide, vìolano l’astuccio satinato e consumano. La fantasia galoppa e forse immagino di sentire ansimi delicati che si confondono con i motori accesi dei taxi fermi al posteggio.
Mi sono allontanata provando un vago senso di vergogna perché, questo minuscolo angolo di Parigi nel centro di Milano, mi è sembrato una vetrina a luci rosse per signore poco soddisfatte: consiglio agli amici di bella presenza, intraprendenti e disposti a spendere un euro e sessanta a pasticcino, d’appostarsi nei paraggi con fare allettante.