Instagram

Seguimi!

Affrontare al meglio l’età dei “perché?”

14 febbraio 2018
In visita al museo di scienze naturali di Verona

Secondo la psicologia dell’età evolutiva, l’età dei “perché” comincia attorno ai 3 anni e si protrae fino a circa i 5 anni e oltre. Tuttavia, i “perché” di un bambino curioso non smettono mai, cambiano semplicemente significato e modalità.

Nonostante la nostra pazienza sia messa a dura prova, teniamo duro e cerchiamo d’avere l’accortezza di non spegnere l’innata curiosità dei bambini. La scuola non è sempre d’aiuto: il bambino arriva con ancora un carico di domande e ne esce troppo spesso senza alcun desiderio di apprendere, di interrogare e di interrogarsi. Quindi, perlomeno, facciamolo accadere a casa.

Per prima cosa, ricordati che non esistono “troppe domande” o “domande sciocche”: ogni quesito è un’occasione unica per comunicare, educare e dare un senso al tempo speso insieme ai tuo bambini.

Per i più piccoli, subissare di perché la mamma e il papà è un modo di ottenere la loro attenzione. La parola “perché” per loro ha un valore immenso di per se stessa. Per contro, più i bimbi sono piccoli, meno sono capaci di concentrarsi a lungo su una spiegazione molto complessa.

Non è assolutamente necessario che un genitore si sfinisca con spiegazioni complesse. A volte l’insistenza può innervosire parecchio ma guai a vietare di porre domande. Un buon sistema per disinnescare i “perché” a ciclo continuo – e un consiglio che potrai continuare a mettere a frutto con successo anche man mano che tuo figlio o tua figlia crescerà – è rispondere con un “secondo te perché?”.

Indipendentemente dall’età, una parte importante dell’apprendimento è cercare da soli delle spiegazioni facendo ipotesi.

Quando i bambini entrano nell’età scolare, le domande si fanno più complesse ma talvolta la scuola – anche quando gli insegnanti sono particolarmente illuminati e pro attivi – è vincolata dai programmi didattici e da obiettivi standard di apprendimento, lasciando poco spazio alla curiosità e all’approfondimento personale. Può succedere che i bambini più curiosi e intelligenti si annoino, soprattutto quando non trovano risposte soddisfacenti.

È importante che a casa si possano discostare dalle regole di pensiero già prestabilite e che possano essere lasciati liberi di arricchire la propria conoscenza del mondo, anche in maniera apparentemente poco coerente.

Ricordati che la proprietà di linguaggio è sia un mezzo sia un fine: serve come strumento per comprendere ed essere compresi. Quando tuo figlio o tua figlia fa una domanda, prima di dare una risposta prenditi del tempo e approfittane per invitarlo o invitarla a spiegarsi meglio possibile. Con il trascorrere degli anni avrai bisogno di più di cinque minuti per trovare una risposta corretta o soddisfacente, quindi tanto vale approfittarne per arrivare insieme alla soluzione del quesito, arricchendo il vocabolario e cercando di utilizzare insieme le parole scientificamente più pertinenti.

Fermati, ritaglia qualche minuto del tuo tempo per dare attenzione totale, guardalo negli occhi e fai percepire il tuo interesse. Resisti all’ansia di correggere o di fornire la risposta giusta più in fretta possibile per toglierti il pensiero: con i più piccoli non funzionerà perché le domande sono un modo per solleticare la creatività, mentre con i più grandi perderai un’importante occasione di dialogo, fondamentale non solo nel rapporto figlio-genitore ma anche in quello alunno-maestro.

I bambini non vedono l’ora di far entrare gli adulti nel loro mondo e, se farai passare in secondo piano i propositi didattici un po’ enciclopedici, ti accorgerai che attraverso i “perché” imparerai tantissimo anche tu.

Dai 7-8 anni in poi, i bambini hanno voglia di sperimentare, costruire, smontare meccanismi, capire come funzionano le cose. Anche quando diventano più grandi, il gioco deve essere il più possibile libero e aperto alla fantasia ma – per attivare al meglio il loro sistema esplorativo – devono percepire che l’adulto accanto a loro è desideroso di affiancarli, pur lasciandoli fare e senza imporre regole eccessive.

Un’altra condizione importante da ricordare per liberare le potenzialità creative ed esplorative è la “noia”: il bambino si annoia rispetto a una condizione imposta dall’adulto oppure perché l’ambiente non fornisce il materiale necessario a divertirsi. Anche in questo caso è necessaria attenzione da parte nostra: è magnifico poter fornire stimoli diversi ai nostri figli ma questo non equivale a riempirli di attività, nel terrore che si annoino. Noia significa anche avere il tempo di riflettere e formulare le domande migliori.

[Questo articolo fa parte di una serie di contenuti che ho sviluppato per Ricercamondo, un’iniziativa creata da Henkel per avvicinare i bambini al mondo della scienza, incoraggiandoli a imparare in modo facile e divertente. Lanciata con il nome di Forscherwelt (mondo dei ricercatori) nel 2011 a Düsseldorf, questo progetto prevede un programma di studio per le scuole elementari.]

Attendo i tuoi commenti qui sotto e – se l’articolo ti è piaciuto – sarò felice se lo condividerai.

    Leave a Reply