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Barbie – The Icon

28 ottobre 2015

Dopo mesi in cui Milano è stata tappezzata di manifesti dall’inconfondibile colore rosa – davanti ai quali tutte le ragazze hanno sfoderato l’agenda elettronica per segnare la data odierna – ecco che finalmente è stata inaugurata al MUDEC la mostra Barbie. The Icon.

Ho passato mesi ad ascoltare critiche che suonavano, più o meno, così: “Perché mai un museo delle culture serio dovrebbe organizzare una mostra su Barbie?”. La risposta più ovvia è che Barbie ha influenzato la cultura femminile occidentale degli ultimi sessant’anni; la cinica che c’è in me risponde anche che, al giorno d’oggi, un museo che voglia sopravvivere è costretto ad attingere anche a prodotti commerciali, più potabili per il grande pubblico. L’importante è che non manchi l’approfondimento critico.

Barbie, da questo punto di vista, ha sempre acceso i toni della discussione: voci femministe che l’avrebbero messa al rogo perché rappresentativa di un femminile fuorviante (mi pare lapalissiano dire che, li fuori, le donne non sono tutte alte, bionde e con la terza di reggiseno); artisti che l’hanno adorata come icona pop; bambine che da generazioni litigano con le amiche per i vestiti (cosa che continua anche da adulte, durante i saldi); madri che la volevano più struccata, meno adulta e sessualizzata; persone che hanno sempre detto: “In fondo è solo una bambola”. Per il mondo della moda è stato il giocattolo d’elezione; Diane von Furstemberg l’ha definita così: “Barbie rappresenta una donna sicura di sé e indipendente con una straordinaria capacità di divertirsi restando sempre e comunque affascinante”. D’altro canto, ci si potrebbe chiedere se sia giusto pensare di dover essere sempre perfette, affascinanti e performanti, noi bambole umane. Dubbi come questo, equivalgono ad aprire il vaso di Pandora e Barbie andrebbe benissimo anche per rappresentare quel mito; basterebbe anche la metà di questi spunti di riflessione per farla entrare di diritto in qualsivoglia luogo deputato agli studi antropologici.

Tuttavia, mi chiedo, se un giorno un archeologo trovasse tra i reperti della nostra civiltà una collezione di Barbie, cosa ne arguirebbe? Che le donne occidentali, nel 1959 avevano assunto il potere e – come sostiene un video che sta diventando virale -potevano diventare ciò che volevano? Siamo sicuri?

Barbie ha carisma, non smetterà di far discutere.

Portfolio tratto dal progetto Instagram @socalitybarbie

Portfolio tratto dal progetto Instagram @socalitybarbie

Nel giugno 2015 circa, Barbie è stata scelta da una fotografa di Portland per un progetto Instagram particolarmente provocatorio. Barbara Millicent Robert, nel profilo @socalitybarbie, si trasforma in una fotogenica hipster – molto curata, nonostante chignon e occhiali da vista – che vive una vita autentica a contatto con la natura, postando messaggi ispirazionali in magnifiche località esotiche; si sveglia la mattina fotografando il caffè del buongiorno e mostra i piedi in riva ad un lago. Il progetto mostra come una bambola prodotta in massa, possa essere protagonista delle stesse foto – tutte uguali, ripetitive, con le stesse didascalie e ashtag – scattate da milioni di persone e denuncia uno stile di vita artificiale ma costruito a colpi di selfie. Non è un caso che Socality sia anche il nome di una community, genericamente cristiana, che crea “spazi di appartenenza on-line” finalizzati a teoriche “interazioni nella vita reale”.

Barbie è la perfetta icona di un mondo contraddittorio.

Barbie Grace Kelly sposa, 2011 © Mattel Inc. Barbie come leggenda del cinema hollywoodiano con abiti altrettanto leggendari: Grace Kelly con l’abito da sposa disegnato per le nozze con il principe Ranieri di Monaco nel 1956 dalla costumista della Metro-Goldwyn-Mayer, Helen Rose. Ph. Paul Jordan

Barbie Grace Kelly sposa, 2011 © Mattel Inc. Barbie come leggenda del cinema hollywoodiano con abiti altrettanto leggendari: Grace Kelly con l’abito da sposa disegnato per le nozze con il principe Ranieri di Monaco nel 1956 dalla costumista della Metro-Goldwyn-Mayer, Helen Rose. Ph. Paul Jordan

Se volete vedere la bambola che ha popolato i vostri sogni infantili – c’è anche la Barbie Grace Kelly vestita da sposa – al Mudec la vedrete declinata dalla sua nascita a oggi.

Mi piacerebbe sapere da voi cosa vi è piaciuto e se qualcosa vi ha particolarmente colpito, se avrete notato qualche  stonatura. Può essere benissimo che, semplicemente, vi abbia entusiasmato rituffarvi in quel periodo in cui la massima preoccupazione era ritrovare una scarpetta rosa, lunga un centimetro. In questo caso, v’invito a portare con voi una preadolescente, per amplificare l’entusiasmo.

Se invece siete pigre o troppo lontane, fate un bel giro su Pinterest e vi si aprirà un mondo.

Dove:

MUDEC Museo delle Culture- via Tortona 56 – Milano

28 ottobre 2015 – 13 marzo 2016

In copertina: Barbie Millicent Roberts © Mattel Inc. – Teen Age Fashion Model Barbie Doll nella riedizione del 2009 per la linea Collectors.