In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra a Palazzo Madama

21 Ottobre 2016
Annabell Van Den Berghe (Belgio)

A Palazzo Madama fino al 16 gennaio 2016, è in mostra “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra“. In questa splendida cornice – che vale già di per se stessa una visita – prosegue così un progetto di esposizioni dedicate al mondo femminile. Questo filone è un omaggio alla storia delle Madame Reali che hanno contribuito alla vita culturale di Torino ma anche un un modo per ricordare che le donne sono presenti e capaci in ogni campo professionale, in tutti gli scenari, anche quelli difficili di guerra.

L’esposizione comprende 70 immagini scattate da 14 giovani donne fotoreporter che lavorano per le maggiori testate internazionali e che provengono da diverse nazioni: Italia, Egitto, Usa, Croazia, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna. 

Nella mostra ciascuna delle fotografe presenta 5 foto emblematiche del proprio lavoro e della propria capacità di catturare azioni ed emozioni, testimoniando e denunciando con le immagini le violenze perpetrate sui popoli e le persone più deboli e indifese. È una mostra di donne per le donne, in onore di una uno sguardo femminile su accadimenti epocali.

Chi sono? Si chiamano Linda Dorigo, Virginie Nguyen Hoang, Jodi Hilton, Andreja Restek, Annabell Van den Berghe, Laurence Geai, Capucine Granier-Deferre, Diana Zeyneb Alhindawi, Matilde Gattoni, Shelly Kittleson, Maysun, Alison Baskerville, Monique Jaques, Camille Lepage (quest’ultima è stata uccisa nel 2014 nella Repubblica Centrafricana). Alcune di loro hanno pagine personali anche sui social, come Instagram, dove potrai seguire direttamente il loro lavoro fondamentale per il giornalismo.

Qual è il filo rosso che le unisce, nonostante provengano esse stessa da culture differenti e posseggano differenti sensibilità?

Tutte loro si muovono coraggiosamente su atroci e rischiosi campi di battaglia per documentare e denunciare quella “terza guerra mondiale” che è in corso in molte parti del mondo.

Le loro fotografie sono emblematiche per la durezza dei loro contenuti: sono a colori e in bianco e nero, scattate con macchine digitali o ancora con la pellicola. Sono articoli scritti con la fotocamera e per questo motivo non hanno bisogno di parole, se non una sintetica didascalia che precisa il dove e il quando sono state scattate. Raccontano ciascuna una visione della realtà, senza filtri, se non quello della sensibilità nei confronti del soggetto fotografato. Come dice Andreja Restek – la fotoreporter che ha ideato In prima linea – nel lavoro di documentazione bisogna avere avere sempre un profondo rispetto di fronte alle persone che hanno perso tutto.

È un lavoro duro, che impone di non far trasparire le emozioni personali nonostante la tristezza provata e per svolgere il quale è necessario non dimenticare mai di avere paura.

L’attività del fotografo di guerra è ancora oggi, nell’immaginario di tutti, svolta prevalentemente da uomini ma di fatto non è così. Come dice Stefanella Campanella dell’Associazione Gi.U.Li.A (Giornaliste Unite Libere Autonome) “si ricorda Robert Capa ma non Gerda Taro, che con lui documentò la guerra civile in Spagna, la prima fotografa a morire tragicamente sul lavoro, in prima linea, a soli 26anni. Ma non l’ultima“.

Probabilmente sentirai spesso parlare della crisi della professione giornalistica ma – in questo mondo fatto di veloci trasformazioni – c’è disperatamente bisogno di buon giornalismo. Negli ultimi decenni,infatti, i fotoreporter sono diventati obbiettivi molto ambiti da tutte le fazioni in guerra, proprio per la volontà di nascondere ciò che accade realmente.

Se vorrai vedere di persona In prima linea coglierai sia la differenza dello sguardo delle donne, sia l’importanza della testimonianza raccolta sul campo, perché il mondo diventi un posto migliore.

In prima linea - manifesto

In prima linea – Donne fotoreporter in luoghi di guerra)

Indicazioni pratiche:

In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra

Corte medievale di Palazzo Madama, Piazza Castello, Torino.

Fino al 16 gennaio 2016.

Biglietto 10 euro o 14 con la visita al Museo di Palazzo Madama (gratuita fino a 18 anni)

[articolo pubblicato su donnad.it]