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I ragazzi sono tornati e stiamo tutti bene.

27 Luglio 2019
Campeggio ragazzi in notturno

Due settimane di campeggio all’estero per Grande e Piccolo Flagello e non è passato giorno che qualche sciagurato non chiedesse: “Ti mancano i tuoi figli?”.

No che non mi sono mancati, razza di demente, smettiamola con questo infantilismo sentimentale da applicare obbligatoriamente a ogni madre. Un’amica mi ha detto: “È brutto da dire ma sono stata benissimo, ci voleva”. Tranquilla, ragazza, siamo un gruppo nutrito a pensarla così e non è proprio il caso di vergognarsi.

Facciamo due conti e valutiamo la situazione. Posso essere considerata una “mamma a tempo pieno”, questo significa che da oggi – giorno in cui sono sbarcati dall’aereo – mi occuperò di loro 24/7 per i prossimi 350 giorni. Se fai una proporzione – anche a occhio – con le ferie minime sindacali, capisci al volo che la situazione non è vantaggiosa.

“Ma, come!”, prosegue lo scimunito facendo finta di scandalizzarsi “Non è certo la stessa cosa!”. Eh no, bello mio, essere genitori non è una missione ma un maledetto lavoro che bisogna svolgere bene, con ogni fibra del corpo e con tutti i neuroni che tu non stai usando. Se ogni tanto non stacco la spina, io questo lavoro lo faccio male e loro se ne accorgono subito.

Poi, naturalmente, c’è il fatto che li ho spediti in un posto meraviglioso dove hanno potuto esprimere liberamente tutta la genialità della loro età, non in un centro correzionale. Se proprio vuoi farmi venire i sensi di colpa, dovrai inventarti altro.

Ti dirò di più: non li ho nemmeno sentiti una volta, abbiamo potuto solo scambiarci qualche lettera. Poi naturalmente sono andata a vedere i reportage fotografici delle loro giornate, caricate su sito sicuro per genitori estremamente ansiosi. Queste foto però – per quanto guardate religiosamente – hanno un po’ il sapore del registro elettronico a scuola: meglio aspettare che siano i figli a raccontare, facendo finta di nulla.

“Mamma, ma adesso non ti dobbiamo dire proprio tutto vero? Ci sono troppe cose”, dice PiF sottintendendo quello che spero: non mi stressare, tanta felicità alla mia età è un segreto dolcissimo da cullare dentro l’anima ancora per un po’.

Da domani ci saranno i nostri infiniti viaggi in macchina da far passare in fretta con le vostre narrazioni iperboliche. Ci saranno enormi pesci pescati, vette scalate che nemmeno il Kilimangiaro, tende montate a occhi chiusi e mani legate, rally disputati tra i monti infestati da lupi e da mercenari, amicizie strette con patto di sangue e cuori infranti.

Sulla strada di casa, ad un tratto aleggia nell’abitacolo la voce “ragazze”: sbircio nello specchietto retrovisore e vi vedo darvi di gomito e ridacchiare e arrossire e fare i gesti ridicoli di una fratellanza cresciuta con voi, adesso che la differenza d’età sta sfumando. Viene la ridarola anche a me e penso ai grandi baci che ci siamo dati ogni mattina davanti a scuola, fintanto che avevate l’età d’essere accompagnati. Erano baci ben spesi se un giorno li restituirete con altrettanta intensità.

“E tu mamma, che cos’hai fatto mentre eravamo via?”, chiede Grande, con una nota titubante nella voce. Forse anche lui è già tentato d’immaginarmi a fare le ragnatele seduta sul suo letto, mentre accarezzo la gatta con espressione affranta. Meglio spazzare via in fretta quest’immagine deleteria.

Ho rubato il tuo abbonamento premium di Spotify e ho ballato fino a tarda sera. Mi sono svegliata ogni mattina senza programmi su dove andare o cosa mangiare. Mi sono presa cura di me stessa. Ho fatto tutto quello di cui avevo voglia e bisogno, come te. Sono cresciuta, in modo che tu tornassi e non ritrovassi la stessa mamma mentre tu eri già cambiato.

Ti ho aspettato senza pensieri, per guardarti negli occhi non appena uscito dal cancello degli arrivi ed essere pronta per tutti i giorni che ci saranno.